IL MAESTRO SADO-MASO – parte 2 - Piacenza

Lei teneva la testa bassa, come se non volesse guardare la nuova minaccia che avevo preparato. Ho camminato intorno alla gabbia afferrando e toccando diverse parti del suo corpo, in particolare le sue tette. L'ho fatta contorcere e strillare mettendo sui suoi capezzoli due morsetti collegati a un filo metallico che tenevo in mano. Le gambe di ********* tremavano per assorbire il dolore. Ormai non c'era un solo momento in cui le sue grosse tette non si gonfiassero oscenamente. Ha allargato le sue ginocchia su entrambi i lati della piccola prigione e mi ha sputato addosso. C'è voluto un piccolo sforzo mentale per non strapparglieli via mentre tiravo il filo per farle male senza esagerare. Ma ********** ha continuato a supplicarmi che ho dovuto farla uscire dalla gabbia. La sua morbida vagina era così invitante. Le tette rimbalzavano a ogni movimento e i morsetti si sono impressi nella sua carne. Lei, strillando, cercava di toglierli e si feriva ancora di più. L'avevo avvertita, ma fedele alla sua natura, diventava sempre più aggressiva. - Va bene piccola cagna, se vuoi la guerra la avrai! l'ho sollevata e le ho legato i polsi e le caviglie al tavolaccio di tortura. era praticamente immobilizzata. Ho preso il mio cellulare e gliel'ho messo vicino alla bocca per registrare la sua voce. - Senti stronzetta, tu mi hai firmato una liberatoria e hai chiesto di essere sottoposta a pratiche di sesso estremo. Se non vuoi continuare dillo adesso... non voglio passare dei guai per colpa tua! - No, mi piace, va' avanti... è tutta una commedia, così mi eccito di più... Troia, troia e ritroia di una ragazza E io che mi preoccupavo per lei! Forse quella pervertita stava addirittura studiando per diventare a sua volta una mistress Ha iniziato a scuotere la testa, supplicandomi di usare il frustino. Peccato che non credessi più a una parola di quel che diceva. Tutto sommato, mi incuriosiva il suo atteggiamento ambiguo, e volevo dare una bella lezione a quella ragazza cattiva. Così, anche se di solito mi limitavo alla schiena, vista la posizione l'ho frustata sulla pancia e sulle tette. Gli urli rimbalzavano tra le pareti della stanza e il suo culo rimbalzava su e giù come se l'aria potesse calmare il dolore. Inarcava la schiena di lato per spostarsi lontano da me, ma questo equivaleva solo a esporre anche un po' di chiappe ai morsi del frustino. CONTINUA

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