• Pubblicata il:
  • Autore: DENNIS QUEID
  • Categoria: Racconti gay
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IL LAUREANDO GAY – part one - Palermo

La musica era a palla, la sala buia e piena di fumo di sigaretta (e non solo). Era un vero bordello. Le ragazze erano mezze nude e ballavano, i ragazzi erano già mezzi fatti, ma bevevano e fumavano freneticamente. La festa in cui mi trovavo era l'evento più atteso per gli studenti universitari. Era l'inizio del nuovo anno accademico . Nonostante tutta quella gente, mi ero appollaiato su una scala perchè a un certo punto, mi sono reso conto di essere un pesce fuor d'acqua. Ho sentito una mano toccarmi i piedi e arrampicarsi sulle mie cosce. Ho guardato in basso e ho visto un ragazzo che urlava per parlarmi, ma io non riuscivo a sentire. Abbiamo subito lasciato la sala. C'erano meno persone là fuori e si poteva parlare e respirare. - Una bella festa, è vero? Mi girai e vidi un tipo alto, castano, belloccio, con occhi luminosi e labbra rosa perfette da baciare. - Io mi chiamo Sandro e sono cintura nera dei fuori corso di Medicina... - Ah... io invece sono Dennis e ho libretto pieno di voti eccellenti... - Perfetto! Che ne dici se ci sediamo su quella panchina là in fondo? Mi ha preso la mano e siamo andati dietro la casa, ci siamo seduti e abbiamo sorriso. Eravamo soli, la sua mano mi toccò le ginocchia e lui mi guardò fisso negli occhi. - Ti avverto che io sono gay - - Dài piantala! Ho capito subito che anche tu... Senza indugiare un attimo, ha trascinato la stessa mano sulla patta dei miei pantaloni. Gli ho lasciato palpare la mia minchia lentamente attraverso i jeans. Dopotutto, non ho resistito molto e lui si è messo in ginocchio davanti a me. Mi ha abbassato pantaloni e boxer e ha messo la sua bocca sulla mia cappella, leccandomi il filetto e succhiandolo con dolcezza per farmi tremare di piacere. Io ho un pene normale, più o meno di 15 centimetri, “una minchia da famiglia”, come disse il mio primo amante gay che invece ce l'aveva troppo grande e troppo grosso. Lo chiamavano tutti “lupo solitario” perchè dopo un po' veniva regolarmente mollato dai suoi compagni a causa appunto delle sue dimensioni, che rendevano difficili le inculate piacevoli e prolungate. Sandro invece sembrava apprezzare, lo leccava e rileccava con lussuria, senza inibizioni. La mia cappella era viola a causa del suo succhiare. I miei coglioni sollevati e contratti tradivano l'eccitazione e il godimento che ricevevo. Gli tiravo i capelli e la testa contro di me per arrivargli fino in gola. E' stato un sucaminchia delizioso, con contorno di ingoio e accurata pulizia con la lingua. CONTINUA

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